Una scienza senza confini nazionali: la nascita del CERN

Dalle macerie della guerra nasce un progetto ambizioso: costruire in Europa un grande laboratorio condiviso, libero da vincoli militari e nazionali.

Il viaggio di Amaldi

Nell’estate del 1946, durante un viaggio negli Stati Uniti, Amaldi si trova di fronte a una scelta cruciale. L’offerta di una carriera all’Università di Chicago, avanzata da Enrico Fermi, viene rifiutata in favore di un ritorno in Italia, una decisione maturata e condivisa con la moglie Ginestra.
Da questa esperienza prende forma una riflessione sul ruolo pubblico dello scienziato e sulla ricerca scientifica come fattore centrale della ricostruzione dell’Italia
e dell’Europa nel dopoguerra.
Ricordando quell'episodio, Amaldi scriverà, in una bozza di memoir autobiografico pubblicata postuma:
"Credo di non essermi mai trovato in nessun’altra circostanza di fronte a un dilemma così difficile. Ma ben presto prevalse in me l’idea che restando in Italia avrei potuto contribuire alla conservazione di una forma di cultura, molto probabilmente assai più utile da un punto di vista generale di quello che avrebbe potuto essere il mio contributo scientifico al grandissimo fiume delle ricerche fisiche negli Stati Uniti."

Un grande laboratorio europeo condiviso

Nel secondo dopoguerra si crea un profondo divario tra la ricerca scientifica europea e quella statunitense, provocata dalla grande migrazione di scienziati dall’Europa agli Stati Uniti cominciata già prima della guerra e accentuata dai rapidi sviluppi tecnici e scientifici indotti dal Progetto Manhattan.
Per reagire a questo squilibrio, fisici come Louis de Broglie, Pierre Auger ed Edoardo Amaldi promuovono l’idea di un grande laboratorio europeo condiviso. L’iniziativa prende concretamente il via nel 1950, a partire da una proposta avanzata dal Premio Nobel statunitense Isidor Rabi alla conferenza dell’UNESCO a Firenze.
Tra gli stessi fisici europei, però, l’idea di fondare un grande laboratorio di fisica costruito ex novo — il futuro CERN — suscita scetticismo, apparendo troppo ambiziosa e di realizzazione incerta.
Diversi scienziati ritengono preferibile rafforzare istituti di ricerca nazionali già esistenti, piuttostoche creare dal nulla un centro di ricerca europeo.

Un esperimento politico e culturale

Per Amaldi, il CERN non è soltanto un’iniziativa scientifica, ma anche un esperimento politico e culturale.
La sua importanza risiede nel fatto di abituare i governi europei a sostenere finanziariamente imprese comuni e, allo stesso tempo, di garantire una ricerca completamente libera da vincoli esterni legati alla segretezza militare, politica e industriale.
In questa visione, cooperazione europea e libertà della ricerca sono inseparabili.

Ostacoli e resistenze

Il piano progetto internazionale, del CERN incontra ostacoli non solo sul piano internazionale, ma anche all'interno delle istituzioni nazionali. Nel 1952, Amaldi lamenta
l’opposizione del governo italiano alla sua nomina, e a quella del fisico Bruno Ferretti, come esperti dal lato italiano.
Le difficoltà mostrano come l’impegno per una scienza europea non fosse né scontato né unanimemente condiviso.

Dal progetto all'istituzione

Nonostante le resistenze e gli scetticismi iniziali, il progetto prende forma. Il sostegno della comunità scientifica internazionale si manifesta anche simbolicamente nel telegramma inviato a Isidor Isaac Rabi nel 1952.
Nel 1952, Edoardo Amaldi è nominato Segretario generale dell’organizzazione provvisoria del futuro CERN, contribuendo in modo decisivo al processo di ratifica della Convenzione da parte dei dodici Stati membri: nel 1954 nasce così il primo laboratorio di ricerca europeo.
Il testo che segue, tratto dall'articolo II dello statuto fondativo del CERN (1953) riassume i principi di cooperazione internazionale e libertà della ricerca che ne costituiscono il fondamento.
L’Organizzazione assicura la collaborazione tra Stati europei nel campo delle ricerche nucleari di natura puramente scientifica e fondamentale, come pure nel campo di altre ricerche che siano in rapporto essenziale con esse. L’Organizzazione si astiene da qualsiasi attività con scopi militari; i risultati dei suoi lavori sperimentali e teorici sono pubblicati o resi generalmente accessibili in  qualsiasi altro modo.


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