Un grande laboratorio europeo condiviso
Nel secondo dopoguerra si crea un profondo divario tra la ricerca scientifica europea e quella statunitense, provocata dalla grande migrazione di scienziati dall’Europa agli Stati Uniti cominciata già prima della guerra e accentuata dai rapidi sviluppi tecnici e scientifici indotti dal Progetto Manhattan.
Per reagire a questo squilibrio, fisici come Louis de Broglie, Pierre Auger ed Edoardo Amaldi promuovono l’idea di un grande laboratorio europeo condiviso. L’iniziativa prende concretamente il via nel 1950, a partire da una proposta avanzata dal Premio Nobel statunitense Isidor Rabi alla conferenza dell’UNESCO a Firenze.
Tra gli stessi fisici europei, però, l’idea di fondare un grande laboratorio di fisica costruito ex novo — il futuro CERN — suscita scetticismo, apparendo troppo ambiziosa e di realizzazione incerta.
Diversi scienziati ritengono preferibile rafforzare istituti di ricerca nazionali già esistenti, piuttostoche creare dal nulla un centro di ricerca europeo.