LA MOSTRA

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Sentieri di pace alla Sapienza. Responsabilità ed etica di scienziati per il disarmo

La mostra “Sentieri di pace alla Sapienza” allestita nell’ambito del convegno svoltosi a Roma il 19 febbraio 2026 si inserisce all’interno di un progetto di Terza Missione di Sapienza Università di Roma e raccoglie documenti provenienti dall’archivio della Biblioteca del Dipartimento di Fisica. I pannelli ricostruiscono, a partire dalle fonti archivistiche del Dipartimento di Fisica della Sapienza, i percorsi di scienziati e scienziate che, dal secondo dopoguerra a oggi, si sono impegnati per il disarmo e per la difesa dei principi di universalità, indipendenza e libertà della ricerca scientifica.

La corrispondenza tra Enrico Fermi ed Edoardo Amaldi, mentre vivevano realtà molto diverse, separati dall’oceano durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, delinea i prodromi delle scelte future. I documenti storici sulla nascita del CERN e dell’ESA e sulla fondazione del movimento Pugwash, nonché le dichiarazioni di scienziati dal secondo dopoguerra a oggi, delineano chiaramente i percorsi di chi ha cercato di sottrarre la ricerca scientifica ai vincoli delle logiche nazionali, della politica militare e dell’industria bellica, orientando le nuove conoscenze verso un uso pacifico e responsabile. I documenti d’archivio suggeriscono come sia stato possibile tracciare sentieri di pace nel difficile contesto storico del dopoguerra e possono essere ancora oggi un suggerimento nelle nostre scelte per una politica della scienza libera da condizionamenti.

Oggi, in un panorama segnato da molteplici tensioni geopolitiche e da una forte tendenza al riarmo, il tema assume una rinnovata urgenza. Il finanziamento alla ricerca scientifica è sempre più spesso intrecciato a quello dell’industria militare, anche attraverso le ambiguità del cosiddetto dual use, e solo la costruzione di un’etica condivisa all’interno della comunità scientifica sovranazionale può offrire un contributo concreto a un processo di pace su scala globale. Ripercorrere le memorie e le testimonianze di questi scienziati attraverso i documenti d’archivio significa interrogarsi sul ruolo etico della comunità scientifica e individuare possibili “sentieri di pace” per il futuro, non solo come ricercatori e ricercatrici, ma come cittadini e cittadine del mondo.

La mostra è dedicata alla memoria di Francesco Calogero [1935-2026].


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