Una scienza senza confini nazionali: la nascita dell’ESA

Dalla corsa allo spazio nasce una nuova sfida europea: costruire una ricerca condivisa, civile e senza confini nazionali, che porterà alla nascita dell’ESA.

Verso un centro europeo per le ricerche spaziali

4 Ottobre 1957. Dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, decolla il primo satellite artificiale: lo Sputnik.
Tra Unione Sovietica e Stati Uniti è iniziata la corsa allo spazio. La conquista dello spazio diviene rapidamente uno dei terreni centrali della competizione tra le superpotenze, un ambito in cui progresso scientifico, sviluppo tecnologico e interessi strategici si intrecciano strettamente. In questo nuovo scenario, l’Europa rischia di rimanere ai margini: frammentata in iniziative nazionali, inadeguate a poter competere con Stati Uniti e Unione Sovietica.
Durante il 1958, forte della sua esperienza nella fondazione del CERN, Edoardo Amaldi si attiva per stimolare la nascita di un centro europeo per le ricerche spaziali. Condivide le sue idee con due esperti del campo: Luigi Broglio, direttore a Roma dell’Istituto di costruzioni aeronautiche, e Luigi Crocco, ingegnere aerospaziale all’Università di Princeton.
Come raccontato nella lettera a Crocco, Amaldi muove la rete dei suoi contatti internazionali, scrivendo a colleghi dei diversi paesi. Pierre Auger e Francis Perrin in Francia, Harrie Massey in Gran Bretagna, Theodore von Kàrman e Isidor Rabi negli Stati Uniti. Nella primavera del 1959 Amaldi e Auger, che è al termine del suo mandato come direttore del Dipartimento delle Scienze Matematiche e Naturali dell’Unesco, si incontrano a Parigi. Passeggiando nei giardini del Lussemburgo, ricominciano un dialogo volto a promuovere la nascita di un centro scientifico europeo, come avevano fatto per il CERN, ma questa volta per le ricerche spaziali.
Nei difficili equilibri della guerra fredda, anche la NATO ha interesse a promuovere la ricerca spaziale europea. Il fisico e premio Nobel statunitense Isidor Rabi, rappresentante degli Stati Uniti nel Science Committee della NATO, suggerisce ad Amaldi che quest’organo possa farsi promotore di un programma spaziale europeo. Amaldi e Auger sono però contrari a ogni ingerenza militare e quindi anche al coinvolgimento della NATO e alla segretezza che ne deriverebbe per le ricerche. Difendono gli stessi principi adottati per il CERN.
Nonostante gli auspici di Amaldi, alla fine il modello del CERN viene adottato a metà. Vengono istituiti due enti di ricerca distinti: l’Organizzazione Europea per la Ricerca Spaziale-ESRO, sostenuta dalla NASA, e il Centro europeo per lo sviluppo delle tecnologie di lancio dei veicoli spaziali-ELDO, connesso alla NATO.

La nascita dell'ESRO e poi dell'ESA

L’ESRO, nata nel 1964, si articolava in una rete di centri distribuiti in diversi Paesi europei, tra cui Parigi, Noordwijk, Darmstadt e Frascati, ciascuno con funzioni specifiche nella progettazione dei satelliti, nelle operazioni di missione e nell’analisi dei dati. Dalla fusione di ESRO e di ELDO nascerà, negli anni ‘70, l’Agenzia spaziale europea.
I primi satelliti artificiali europei, le Eurolune auspicate da Amaldi, entrano in orbita nel 1968

L'ATV-3

Il 28 marzo 2012 un veicolo ATV (Automated Transfer Vehicle) dell’Agenzia Spaziale Europea raggiunge la Stazione Spaziale Internazionale, trasportando rifornimenti e apparati scientifici. Questo veicolo prende il nome di Edoardo Amaldi, per iniziativa dell’Agenzia Spaziale Italiana e trasporta, in ricordo del suo ruolo cruciale nella nascita delle ricerche spaziali europee, le copie delle lettere di Edoardo Amaldi ai suoi colleghi. Tali copie sono state firmate dagli astronauti sulla ISS e poi riportate dopo alcuni mesi a Terra.


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