1941: la scelta del gruppo di Roma

Durante la guerra, i fisici rimasti a Roma maturano una scelta morale: orientare la propria ricerca lontano da possibili applicazioni militari

Le ricerche sulla fissione nucleare 1940-41

Tra il 1939 e il 1940 la fissione dell’uranio diventa il tema centrale della fisica nucleare internazionale. La scoperta del ruolo dell’uranio-235 e della sua elevata probabilità di fissione indotta da neutroni lenti apre prospettive scientifiche e applicative del tutto inedite.

I fisici italiani partecipano pienamente a questa rete internazionale di ricerche. Nonostante le difficoltà crescenti, aggravate dall’entrata in guerra dell’Italia nel giugno 1940, all’Istituto di Fisica di Roma si svolge un’intensa attività sperimentale sulla fissione nucleare.

In questo quadro, il gruppo romano mantiene un dialogo scientifico continuo con Niels Bohr, comunicandogli regolarmente risultati di grande rilievo per lo sviluppo del modello del nucleo composto e per lo studio della fissione dell’uranio-235 indotta da neutroni lenti.

L'incontro a Palazzo Zuccari Marzo 1941

Come scriverà Amaldi più avanti in un manoscritto degli anni Settanta,

“Il continuare a lavorare su questo argomento significava sviluppare la nostra competenza ed esporci al pericolo di venire invitati o costretti a lavorare allo sviluppo di eventuali mezzi di distruzione. Confesso che, per parte mia almeno, non ero tanto preoccupato del problema umanitario generale quanto del rischio di essere costretto a contribuire con le mie conoscenze di fisico all’aumento delle capacità distruttive delle Potenze dell’Asse”
(Da Via Panisperna all’America: I fisici italiani  e la Seconda Guerra Mondiale. Editori Riuniti, 2022).

Nelle stesse settimane in cui maturano queste riflessioni, Amaldi e altri fisici nucleari italiani sono invitati a uno speciale evento che si tiene a Roma a Palazzo Zuccari, allora sede dell’Istituto Kaiser Wilhelm per l’Arte e la Cultura e trasformato in un luogo di attività culturali funzionali alla propaganda del regime nazista. Qui, nel marzo 1941, viene organizzata una conferenza di Otto Hahn, co-scopritore della fissione nucleare.

L’iniziativa riunisce un pubblico selezionato di circa un centinaio di invitati, tra scienziati e intellettuali italiani e tedeschi, insieme a rappresentanti delle autorità politiche dei due Paesi. L’evento riflette il quadro delle relazioni culturali italo-tedesche in un’Europa segnata dalla guerra, in cui anche la scienza viene mobilitata come strumento di rappresentanza e legittimazione politica.

Una scelta collettiva

È in questo clima che il gruppo di Roma decide di abbandonare la ricerca sulla fissione nucleare. La scelta nasce dal timore concreto di essere obbligati a contribuire a programmi militari delle forze dell’Asse e viene presa collegialmente, come atto di responsabilità scientifica e morale.
 
Amaldi descrive questo momento anni dopo nei suoi Quaderni di Fisica:

"Successivamente avevamo studiato la dipendenza dall'energia del neutrone della sezione d'urto per fissione, tema che avevamo però deciso di abbandonare dopo l'entrata in guerra dell'Italia e il mio ritorno da sei mesi sul fronte in Africa settentrionale. Ageno, Cacciapuoti, Bocciarelli, Trabacchi ed io temevano che l'essere esperti attivi e riconosciuti su questo argomento ci potesse esporre all'invito o alla costrizione a lavorare per le potenze dell'Asse, allo sviluppo di applicazioni militari della fissione. La decisione fu presa dopo ampia discussione a cui parteciparono anche Bernardini, Ferretti e Wick."
In “Gli anni della ricostruzione”  (Amaldi, Quaderni di fisica, 1978, p. 199)

I risultati raggiunti dal gruppo di Roma sulla fissione nucleare prima di maturare questa decisione sono pubblicati nel seguente articolo, sottomesso nell'Aprile del 1941 e pubblicato nel Luglio del 1941:

"Fission Yield by Fast Neutrons"
M. Ageno E. Amaldi, D. Bocciarelli, B. N. Cacciapuoti, and G. C. Trabacchi
Phys. Rev. 60, 67 (1941)
 
È da notare come, nonostante il clima di guerra, il gruppo scelga di sottomettere i propri risultati in tema di fissione nucleare alla nota rivista statunitense Physical Review, pochi mesi prima della dichiarazione di guerra dell'Italia agli Stati Uniti, dell'11 Dicembre 1941.

Un incontro dopo la guerra 1946

Nel 1946, Amaldi torna per la prima volta negli Stati Uniti dopo  la guerra. Una conversazione con Fermi, qui richiamata in un’intervista successiva, è causa di profonda amarezza.

Amaldi percepisce la reticenza di Fermi nel discutere argomenti di fisica nucleare e temi scientifici legati al suo coinvolgimento nel Progetto Manhattan,  segno del peso esercitato dalla segretezza militare sulla ricerca. Questo episodio contribuisce in modo decisivo alle riflessioni di Amaldi sulla necessità di difendere l’autonomia della scienza: dal suo punto di vista, la ricerca deve essere libera da vincoli di segretezza e i risultati scientifici devono poter circolare senza restrizioni né confini nazionali.
Dirà Amaldi in un'intervista all'AIP del 1969:

“But what was unpleasant to me was the following: When I went to Chicago and I talked about neutrons with Fermi, he was talking completely freely up to a certain point, and then it was quite clear he did not want to give more information—not because he did not want, but he could not because a lot of work was classified. I found that extremely unpleasant. I found that was one of the most unpleasant things— the fact that we could not talk any more freely. So I did not want to work in a field where the people were not able  to talk freely. [...]  I found it very unpleasant, especially with Fermi. We used to talk and talk, and it was quite clear that after the war he could not say everything any more. With another person, it could have been different, but with Fermi it was terrible. I don't blame Fermi— of course it was the situation—but I found it very unpleasant. ”


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